Soprintendenza per i Beni Archeologici

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Musei e Aree Archeologiche

VILLA ROMANA DI ALMESE

Immagine veduta aerea della villa romana


 Almese (TO)


 
via Tetti Montabone


 +39 011.9350201


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ULTERIORI INFORMAZIONI

Costo biglietto: ingresso gratuito
Contatti
Comune di Almese, Ufficio Cultura
Servizi al pubblico: aperta al pubblico in modo occasionale

DESCRIZIONE DELL’AREA E RINVENIMENTI

Alle pendici sud-occidentali del monte Musinè verso la valle della Dora, in località Grange di Milanere di Almese, è conservato uno dei più importanti complessi residenziali extraurbani di epoca romana del Piemonte.
G
li scavi archeologici, condotti a partire dal 1979 prima dall’Università di Torino, poi dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, hanno consentito di mettere in luce un vasto complesso esteso su una superficie di circa 3000 mq, incentrato su una grande sostruzione verso valle, che sostiene un cortile centrale porticato, circondato da ambienti su tre lati. Ciò che rimane è il piano terreno di un edificio che doveva estendersi anche su un piano superiore, del quale restano solo elementi crollati dopo l'abbandono della struttura, quali intonaci dipinti e frammenti di pavimentazione. Il complesso era dunque articolato su più livelli, con spazi abitativi alternati a cortili e zone a cielo aperto, che assecondavano il naturale declivio del terreno.
Sul terrazzo superiore di sviluppavano gli ambienti residenziali-padronali, distribuiti ai lati di un vasto peristilio (come attestano piccoli capitelli e basi di colonna rinvenuti), sul quale si aprivano ambienti di rappresentanza decorati da intonaci policromi. Al piano inferiore delle ali edificate si articolavano gli ambienti di servizio (cucine, dispense, magazzini, alcuni contenenti, al momento del ritrovamento, ancora tracce delle derrate alimentari conservate) e gli alloggi per la servitù. L’ampia terrazza verso valle, sulla quale si apriva il fronte a pilastri della villa, doveva essere occupata da un’area a cielo aperto, in origine forse circondata da un ambulacro, utilizzata come giardino (hortus). L’accesso alla villa doveva avvenire da monte, dove le recenti campagne di scavo hanno messo in luce un vano di ingresso, con soglia e gradini in pietra.
I reperti mobili consentono una datazione tra gli inizi del I secolo d.C. ed il IV secolo d.C., quando la struttura subì un incendio, del quale si sono conservate numerose tracce che documentano la distruzione della carpenteria lignea del tetto. I pavimenti erano curati e realizzati a mosaico, in cocciopesto con scaglie di pietra, talvolta con fasce a mosaico, o in semplice cocciopesto.
La posizione dominante su un pendio ben esposto, anche dal punto di vista panoramico, con la possibilità di spaziare da Rivoli all'alta valle di Susa, e l'accuratezza nella realizzazione delle strutture murarie, nonché delle finiture (intonaci dipinti e pavimenti), ne fanno un esempio di estremo interesse di villa padronale, forse proprietà di un personaggio legato alla gestione dei dazi doganali della quadragesima Galliarum, che sappiamo avere un punto di esazione poco più in basso, lungo la strada del Monginevro, presso la statio di Ad Fines Cottii (località Malano di Avigliana). Il complesso doveva essere comunque attivo nello sfruttamento agricolo-pastorale-silvano di un'ampia porzione del territorio circostante, con probabilmente altri edifici nei pressi destinati alla produzione. Alcuni bolli laterizi con il nome della famiglia dei Calventii offrono un possibile indizio sugli antichi proprietari.
Le ultime campagne di scavo non hanno ancora completato l’indagine dell’insediamento: sono infatti presenti a nord i resti di almeno due altri edifici, probabili pertinenze della villa destinate ad altre funzioni, ed è da poco emerso anche un probabile resto di muro di terrazzamento, collocato ulteriormente più a monte. Solo con la definizione dell’estensione esatta del costruito al di sotto dei potenti colluvii che hanno obliterato quanto sopravvissuto al crollo e alla spoliazione, sarà possibile avere un quadro completo della conformazione antica dell’insediamento.

BIBLIOGRAFIA 

Cantino Wataghin G., Almese, loc. Grange di Milanere. Villa romana, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 4, 1985, pp. 41-42.

Cantino Wataghin G., Almese, loc. Grange di Rivera. Villa romana, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 5, 1986, pp. 201-202.

Cantino Wataghin G., Almese, loc. Grange di Rivera. Villa romana, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 10, 1991, pp. 198-200.

Cantino Wataghin G., Almese, loc. Grange di Milanere. Villa romana, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 13, 1995, pp. 366-370.

Brecciaroli Taborelli L.- Quercia A.- Ratto S. – Subbrizio M., Almese, località Grange di Milanere. Villa rimana: scavo dei vani 25 e 26, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 17, 2000, pp. 205-208.
 

end faq 



DOVE SIAMO


Ultima modifica il Martedì, 16 Settembre 2014 13:54

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ANFITEATRO DI IVREA

immagine veduta panoramica Anfiteatro


 Ivrea (TO)


 
corso Vercelli 


 +39 0125.4101      +39 0125.410330 (fax)


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ULTERIORI INFORMAZIONI
Orari: sempre accessibile (l’area archeologica è visibile dall’esterno della recinzione; la fruizione interna è possibile saltuariamente, in occasione di eventi e manifestazioni; visite all’interno si possono inoltre prenotare c/o il Comune di Ivrea o c/o la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e MAE)
Costo biglietto: gratuito
Contatti:
+39 0125/4101 (Ufficio Cultura e Turismo della Città di Ivrea)
e-mailQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Servizi al pubblico: pannelli descrittivi posti all’esterno della recinzione; parcheggi limitati in prossimità del sito


DESCRIZIONE DELL’AREA
L’area archeologica dell’anfiteatro di Ivrea comprende, oltre all’edificio per spettacoli, i resti di una precedente villa suburbana, dotata di un ricco apparato decorativo, quasi certamente demolita per far posto al nuovo edificio.

 

RINVENIMENTI

Tornato casualmente alla luce agli inizi del ‘900, l’anfiteatro di Ivrea è stato oggetto di una serie di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza fra il 1955 e il 1964.
Costruito verso la fine del I secolo d.C. (circa 70/80 d.C.), alla periferia orientale della città, lungo la via che collegava Eporedia e Vercellae, il complesso era probabilmente compreso all’interno di un recinto rettangolare con funzione di sostegno per il terreno digradante, di cui si vede oggi solo un piccolo tratto di muro. L’edificio aveva la cavea poggiata su un terrapieno arginato internamente dal muro del podio. Una serie di concamerazioni semicircolari, che poggiano sul muro esterno, serviva a contenere le spinte del terreno. Alle due estremità dell'asse maggiore si aprivano i due ingressi. Al centro dell’arena sono visibili i vani sotterranei di servizio, utilizzati per la movimentazione delle macchine sceniche e per l’ingresso e l’uscita degli attori e degli animali soprattutto durante gli spettacoli di caccia.
Il muro del podio culminava in un lunga transenna decorata da lastre in bronzo ornate da grosse borchie a rilievo.
A ridosso delle murature anulari sono visibili tratti delle strutture della villa suburbana demolita. Alcune strutture murarie ad essa pertinenti erano state individuate già nel corso degli scavi eseguiti dalla Soprintendenza dal 1955; soltanto negli anni 1984-1985 l’indagine archeologica è però stata ampliata nei settori meglio conservati della villa.
Sorta nel suburbio orientale della città, a circa 500 m dal supposto limite della città compresa nelle mura, era probabilmente articolata su più livelli; non  siamo tuttavia in grado di stabilire le dimensioni della ricca dimora, della quale sono stati indagati solo alcuni ambienti parzialmente sopravvissuti alle demolizioni. Il primo impianto della villa risale probabilmente al 25/20 a.C. circa, mentre circa mezzo secolo più tardi l’edificio deve aver subito un’ importante ristrutturazione, durante la quale si è provveduto anche alla decorazioni di alcuni ambienti del settore padronale. Un ulteriore ampliamento è collocabile probabilmente alla metà del I secolo, solo pochi anni prima della demolizione.

BIBLIOGRAFIA

Carducci C., 1958-59. Nuovi ritrovamenti archeologici in Piemonte , Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, XII-XIII, pp. 4-29.

Brecciaroli Taborelli L., 1985. Ivrea. Anfiteatro romano, Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 4, pp. 49-53.

Papotti L., 1997. Strutture per spettacolo del Piemonte romano, in Archeologia in Piemonte. II. L’età romana, a cura di L. Mercando, Torino, pp. 101-118

Brecciaroli Taborelli L., 1998. La villa suburbana di Eporedia (Ivrea),Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 16, pp. 41-92.

Delplace Ch., 1998. La villa suburbana di Eporedia (Ivrea). La decorazione dipinta, Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 16, pp. 109-147.

end faq 

 

DOVE SIAMO

L’area archeologica è situata nel centro della città di Ivrea

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Novembre 2013 16:16

Visite: 6073

AREA ARCHEOLOGICA DELLA CITTA' ROMANA DI INDUSTRIA

Immagine Industria


 Monteu da PO 10020 (TO)
 


 
corso Industria, senza numero civico


 +39 339.3105197
 


 http://www.parks.it





CARTA DEI SERVIZI

DESCRIZIONE DELL'AREA
L'area archeologica si estende su 26.500 metri quadrati, tra la strada provinciale n. 590 della Val Cerrina, la via per Monteu da Po e il rio della Valle. Essa comprende un settore centrale della antica città romana, dove si incrociano due assi stradali che fiancheggiano la principale area sacra cittadina, dedicata al culto della dea egizia Iside e del suo compagno Serapide. Questa comprende un vasto spazio aperto semicircolare, originariamente circondato da porticati, che culmina da un lato in un'esedra monumentale, fiancheggiata da due tempietti, e dall'altro fronteggia l'alto podio di un tempio dotato di scalinata monumentale. Quest'ultimo doveva essere in relazione con la piazza pubblica del foro, purtroppo ancora sepolta entro una proprietà privata.
Il visitatore ha anche la possibilità di esplorare parti degli isolati che si affacciavano sull'incrocio stradale, con domus in alcuni casi dotate di ricche pavimentazioni, tabernae e botteghe.
La città pianificata, sorta in età augustea (fine I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.) con un impianto regolarmente scandito, era stata già probabilmente fondata, almeno sul piano giuridico, alla fine del II secolo a.C. nel corso delle campagne militari romane nel Monferrato, nei pressi dell'insediamento celto-ligure di Bodincomagus = "mercato sul Po (Bodinkos)", in connessione con un importante scalo portuale per la navigazione fluviale (Plinio il Vecchio, Storia naturale III, 122). Oggi il fiume si è allontanato di molto dalla città antica, il cui limite a nord è ancora segnato dalla presenza dei ruderi della pieve medievale di San Giovanni di "Dustria", citata in una concessione dell'imperatore Ottone III ai Canonici di Sant'Eusebio a Vercelli del 31 dicembre 997.
Il sito rientra nell'area protetta del Parco del Po Torinese, in corrispondenza della Riserva Naturale Speciale della confluenza della Dora Baltea.

RINVENIMENTI

Nel 1745 presso Monteu da Po, lungo la sponda destra del Po e a poca distanza dalla confluenza della Dora Baltea, i religiosi Giovanni Paolo Ricolvi e Antonio Rivautella, incaricati dal re di Sardegna Carlo Emanuele III di recuperare oggetti d'arte antica per arricchire le collezioni del Museo dell'Università, appena allestito, identificarono il sito dell'antica Industria, citata da Plinio il Vecchio tra i nobili oppida della nona regione augustea, Liguria (III, 49), grazie al rinvenimento di una tavola di bronzo contenente la dedica da parte del Collegium Pastophorum Industriensis, un collegio sacerdotale cittadino.
Le ricerche furono riprese, nel secolo successivo, dal conte Bernardino Morra di Lauriano, cui si deve la prima pianta topografica dell'area ed il rilievo delle strutture murarie (1808-1811), oltre che il recupero di numerosissimi oggetti, molti dei quali poi donati al re Carlo Alberto.
Campagne di scavo sempre più approfondite, nel corso dell'800 e del '900, sino alle recenti indagini della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, hanno permesso di portare in luce un ampio settore dell'area urbana centrale, oggi area demaniale aperta al pubblico, nel quale predomina, per dimensioni monumentali, il santuario alle divinità egizie di Iside e Serapide, identificato grazie ad alcuni ex voto.
La rilevanza della città come scalo per prodotti minerari provenienti dalla Valle d'Aosta e per le merci che arrivavano lungo il Po dai porti adriatici sembra confermata dalla presenza, attestata epigraficamente, delle famiglie degli Avilii e dei Lollii, imprenditori e mercanti, e da quella di officine metallurgiche, queste ultime probabilmente in connessione al santuario delle divinità egizie. La gens Avilia, di orgine veneta, è anche certamente presente nella valle di Cogne, area mienraria e di estrazione di marmo, come sappiamo dalla dedica di un ponte sopravvissuto sino ai giorni nostri, il cosiddetto Pondel (3 a.C.) presso Aymavilles (AO).
La produzione locale di bronzi in connessione ai culti isiaci fu molto abbondante, con un grande numero di esemplari giunti sino a noi, in alcuni casi di altissimo livello, ora esposti presso il Museo di Antichità di Torino. Tra questi spicca un eccezionale oggetto di importazione, la statuetta di Satiro ebbro, forse prodotto pergameno di epoca  tardo-ellenistica.
L'importante rapporto intercorso in età antica tra città e fiume, oggi completamente perduto, doveva trovare materializzazione in un vero e proprio porto lungo un canale che si staccava dall'asta principale del corso d'acqua in corrispondenza del centro.

BIBLIOGRAFIA 

Studi su Industria, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 11, 1993, pp. 27-97.

G. Cresci Marrone – G. Mennella – E. Zanda, Industria, in Supplementa Italica, 12, 1994, pp. 33-63.

L. Mercando – E. Zanda, Bronzi da Industria, Roma 1998.

E. Zanda, Industria. Città romana sacra a Iside. Studi e ricerche archeologiche 1981-2003, Torino 2011.

F. Barello, Un abile dilettante. Il lapidario Morra di Lauriano da Industria (Cataloghi del Museo di Antichità, 2), Torino 2012. 

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Ultima modifica il Venerdì, 08 Maggio 2015 14:07

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AREE ARCHEOLOGICHE DI SUSA

 




 Susa (TO)


 
via degli Archi e via della Consolata 


 +39 0122.622447


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ULTERIORI INFORMAZIONI
Orari:  l'Anfiteatro è aperto tutti i giorni; il Castello solo occasionalmente; l'area dell'Arco di Augusto e dell'acquedotto è sempre accessibile
Costo biglietto: gratuito

DESCRIZIONE DELL’AREA E RINVENIMENTI
L'area compresa tra l'Arco di Augusto, gli Archi dell'acquedotto (con la roccia basale tagliata da coppelle di epoca protostorica, un pozzo e limiti di edifici di età romana) e la spianata del Castello detto della contessa Adelaide costituisce un insieme storico-monumentale di grande rilievo, legato alla romanizzazione del distretto alpino (13 a.C.), alla fortificazione tardoantica della capitale della Provincia delle Alpi Cozie (cinta muraria) e all'incastellamento medievale (XI secolo), primo sbocco dei Savoia verso la pianura padana.
Da segnalare inoltre la sottostante piazza Savoia, dove sono visibili i resti del tempio del foro, emersi durante i lavori di sistemazione della piazza (2005-2008): su questa prospetta la Porta del Paradiso, unica porta urbica di epoca romana ancora conservata, rendendo questo il punto di partenza di un percorso di visita che si può estendere al tutto il centro storico.
Il Castello nella conformazione attuale è il risultato della giustapposizione di più corpi di fabbrica, a partire dal medioevo sino al XVIII secolo. Nel cortile, le prime indagini archeologiche hanno portato in luce una serie di strutture riferibili al primitivo palazzo del governatore della provincia romana delle Alpi Cozie (Praetorium), che occupava il settore più elevato della città, poi modificato e fortificato tra la fine del III e il IV secolo d.C. Tra le strutture più antiche (I secolo d.C.) risulta un ingresso monumentale con scalone in pietra, che doveva consentire il superamento del dislivello tra la strada antica (appena oltrepassato l’arco onorario dedicato ad Augusto nel 9/8 a.C., monumento simbolo della città) e la parte aulica dell’edificio. Quest’ultima è parzialmente emersa nel corso dei recenti lavori di ristrutturazione al di sotto dei pavimenti moderni: si sono individuati lacerti di pavimentazioni a mosaico o in battuto di malta, a loro volta collocati su ambienti di sostruzione con volte a botte. Tali ambienti sono rimasti in gran parte immutati e costituiscono da secoli le cantine del castello. E’ inoltre presente un settore di scavo a cielo aperto, accessibile dalla porta tardo-antica ripristinata durante gli scavi del Soprintendente Carlo Carducci (1938-1947), dove sono visibili alcuni ambienti del pretorio, in particolare una cisterna ed una latrina tardo-antiche. Il tutto è poi collegato al sistema di fortificazione tardo-romana/medievale e al tratto terminale dell’acquedotto che vi arriva da ovest (le cosiddette “Terme Graziane”).
Il sito dell'Anfiteatro romano di Segusio si trova a sud del centro antico, tra la strada S. Francesco e la strada della Consolata. Di piccole dimensioni (m 60 x 53 ca.), conserva il muro perimetrale dell'arena, con i carceres ed un corridoio perimetrale voltato, e parte delle gradinate in pietra, fortemente reintegrate. Viene genericamente datato al II secolo d.C.

BIBLIOGRAFIA 

Carducci C., Susa, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1938, pp. 328-333.

Carducci C., Susa. Scavi nell’area del castrum, in Notizie degli Scavi di Antichità,  1941, pp. 20-28.

Barocelli P., Susa. Anfiteatro romano, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1932, pp. 3-11.

Brecciaroli taborelli L., Segusio: nuovi dati ed alcune ipotesi, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 9, 1990, pp. 69-72.

Maggi S., Anfiteatri della Cisalpjna romana, Firenze 1987, pp. 63-75. 

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Ultima modifica il Giovedì, 09 Aprile 2015 13:45

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VILLA ROMANA DI CASELETTE

veduta aerea degli ambienti residenziali della villa



 Caselette (TO)



 
strada Romana



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ULTERIORI INFORMAZIONI
Costo biglietto: ingresso gratuito
Servizi al pubblico: aperta al pubblico in modo occasionale

DESCRIZIONE DELL’AREA E RINVENIMENTI
            Gli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, in collaborazione con l'Università di Torino, tra 1973 e 1979 e poi ancora nel 1984, hanno parzialmente portato alla luce una villa rustica di età romana imperiale sulle pendici sud-orientali del monte Musinè, a circa 400 metri di altitudine. La villa è costituita da un complesso di forma quadrangolare, di circa m 60 x 70, con due serie di ambienti sui lati nord e sud, con un salto di quota di quasi quattro metri tra il superiore e l'inferiore. Nello spazio libero tra i due settori, forse un grande cortile, sono presenti strutture murarie non ancora chiaramente definite.

           Le fasi costruttive individuate mostrano una prima, limitata, occupazione del primo quarto del I secolo d.C., cui fa seguito la realizzazione del grande complesso unitario a cavallo dei decenni centrali dello stesso secolo. In questa fase la villa assume un aspetto monumentale, con alcuni ambienti, a sud, utilizzati come bagni termali caldi (sistema di riscaldamento ad ipocausto). Crolli e ricostruzioni segnano, tra la fine del I e la prima metà del II secolo d.C., una completa ristrutturazione, che segue però le linee generali dell'impianto precedente: viene realizzato un portico a colonne di muratura con capitelli in terracotta, rivolto verso valle. La villa fu in uso sino ad epoca tardo-imperiale.
           Le caratteristiche formali (tecnica muraria "povera", mancanza di pavimenti ben rifiniti e di intonaci dipinti) e planimetriche consentono un'interpretazione come grande edificio residenziale, una villa appunto, che doveva essere contornata dalle strutture produttive legate allo sfruttamento del fundus, vicino a modelli gallo-romani più che alle lussuose ville centro-italiche.

BIBLIOGRAFIA

G. Molli Boffa – G. Reabudo Greco - G. Wataghin Cantino, La villa romana di caselette.
Risultati e problemi di uno scavo in corso nel territorio di Augusta Taurinorum
, Torino 1977.

end faq 



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Ultima modifica il Mercoledì, 20 Novembre 2013 16:31

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