Soprintendenza per i Beni Archeologici

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Tutela territoriale

L’azione di tutela preventiva esercitata dalla Soprintendenza sul territorio, anche d’intesa con gli Enti Locali competenti, si realizza attraverso il concorso nell’articolazione di strumenti amministrativi che definiscono il particolare carattere di determinate aree.

Tali strumenti sono:

- Vincoli archeologici diretti o indiretti di beni immobili pubblici o privati ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 22/1/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio); aree del demanio dello Stato o degli Enti Locali con siti di rilevanza archeologica, compresi i fondali lacustri e fluviali. Per queste aree la tutela esercitata dalla Soprintendenza è diretta nelle forme previste dal codice. Le aree a vincolo archeologico diretto rientrano nelle previsioni della Legge Urbanistica Regionale (Legge Regionale n. 56 del 5/12/1977, art. 13 con successive modificazioni ed integrazioni) , che ne definisce a priori l'inedificabilità. (vincoli)
- Vincoli di aree di pregio ambientale paesaggistico con elementi archeologici importanti o rilevanti nella definizione della qualificazione paesaggistica (Dichiarazioni ex decreto ministeriale 1/8/1985 ai sensi del decreto legge 2776/1985 n. 312 – più noti come “Galassini” – comprendenti siti di rilevanza archeologica; aree ex legge 431 del 8/8/1985 art. 1 lett. m, oggi ricomprese nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, decreto legislativo 42/2004 art. 132 comma 1 lett. m). Per queste aree la tutela ambientale esercitata dagli Enti Locali competenti deve tenere conto della valutazione specifica degli elementi tecnici da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici, acquisita in istruttoria. L’autorizzazione finale è comunque rilasciata dall’Ente Locale e trasmessa per conoscenza anche alla Soprintendenza, fatte salve le facoltà di verifica e i poteri sostitutivi in capo agli organi del Ministero nei casi previsti dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. (vincoli)
- Aree a rischio archeologico e prescrizioni cautelative negli strumenti urbanistici, compresi i Piani Territoriali, sono individuate d’intesa tra la Soprintendenza e l’Ente Locale che redige il Piano. La normativa che regola l'uso di tali aree viene concordata. In generale prima della redazione degli strumenti urbanistici è fatto carico all’Ente Locale di verificare sul piano tecnico la presenza di siti di interesse archeologico sull’area interessata dalla pianificazione, di norma attraverso la richiesta di indicazioni o di intervento alla Soprintendenza per i Beni Archeologici. In queste aree, senza che siano necessariamente modificati gli indici di edificabilità, si definiscono controlli e norme cautelative da attivarsi in caso di avvio di attività edilizie o trasformazioni che interessino il suolo, in modo da rendere pubblico il pericolo di limitazioni derivanti da eventuali rinvenimenti e da prevenire possibili danneggiamenti. Per queste aree possono essere concordate con gli Enti Locali forme di concorso alle eventuali spese aggiuntive dei privati attraverso lo strumento del riconoscimento tra gli oneri di urbanizzazione (territorio).

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