Soprintendenza per i Beni Archeologici

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Attività

Dupondio fuso

Dupondio fuso

Roma, 264-242 a.C.

Bronzo, g 561,70
Inv. n. F552

D/ Testa di Roma elmata. Dietro: segno di valore.
R/ Ruota a sei raggi. Tra due di questi: segno di valore.

Il dupondio è un multiplo dell'unità base della moneta in bronzo, l'asse: esattamente il doppio. In queste prime serie di aes grave romano [vedi anche i nn. 21 e 23] viene prodotto anche il tressis, ovvero il nominale del valore (e del peso) di tre assi. Si sceglie di utilizzare una tipologia semplificata, ponendo al rovescio sempre la stessa immagine, in questa serie costituita da una ruota, e variando la tipologia del diritto nei vari nominali, in modo da facilitare l’identificazione, anche con la costante presenza del segno di valore (in questo caso: II = 2 assi).
La tecnica di produzione (fusione), le notevoli dimensioni e il peso ne chiariscono perfettamente la natura di lingotto, ovvero di unità ponderale del bronzo trasformata in moneta, semplicemente adottando la forma circolare e apponendovi i tipi.
Questa serie è attribuita al periodo della prima guerra punica, che vede impegnata Roma in anni di combattimenti in Sicilia per il predominio nel Mediterraneo.

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Ultima modifica il Giovedì, 31 Luglio 2014 01:57

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Asse fuso con Giano e prua di nave

Asse fuso con Giano e prua di nave

Roma, 225-217 a.C.

Bronzo, g 267,30
Inv. n. F3

D/ Testa laureata di Giano. Sopra: segno di valore.
R/ Prua di nave. Sopra: segno di valore.

La sempre maggiore diffusione della moneta a Roma porta con sé la necessità di uniformare le nuove emissioni in bronzo. Si adotta così sistematicamente per il rovescio un’immagine evocativa del crescente ruolo egemone di Roma sul mare, la prua della trireme da guerra, dotata di rostro per sfondare le chiglie delle navi nemiche. Non a caso questa serie è prodotta nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra punica, con i Romani ormai impegnati su vasta scala nel Mediterraneo, oltre che sulla penisola.
Il peso di quest’asse è ormai decisamente inferiore al peso teorico di una libbra (327 g), a causa di un fenomeno costante di calo ponderale che contraddistingue la monetazione romana in bronzo di epoca repubblicana.

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Ultima modifica il Giovedì, 31 Luglio 2014 01:48

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Asse fuso

Asse fuso

Tarquinia, inizi III secolo a.C.

Bronzo, g 352,3
Inv. n. F338

D/ Protome di un cinghiale.
R/ Punta di lancia.

Si tratta di uno dei pochissimi esemplari del Medagliere con una provenienza certa: è stato infatti acquistato da Ariodante Fabretti a Tarquinia nel 1871, dopo il rinvenimento in una tomba appartenente ad una delle importanti necropoli del centro etrusco. Grazie a questo rinvenimento si è potuto allora attribuire questa serie alla città, entrata nell'orbita romana nel 308 a.C.
Lo standard ponderale è infatti quello della libbra romana (327 g) [n. 21].
Il tipo del cinghiale è invece interpretabile come simbolo civico, dal momento che ritorna su uno degli scudi dipinti all'interno della tomba "Giglioli", appartenuta ad un'eminente famiglia di magistrati tarquinesi.

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Ultima modifica il Giovedì, 31 Luglio 2014 01:48

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Asse fuso con testa di Apollo

Asse fuso con testa di Apollo

Roma, 275-270 a.C.

Bronzo, g 347,65
Inv. n. F564

D/ Testa di Apollo con benda tra i capelli, a destra
R/ Testa di Apollo con benda tra i capelli, a sinistra

La moneta è introdotta a Roma tardivamente, quattro secoli dopo la sua invenzione in Asia Minore. Tale resistenza, legata al tradizionalismo della società romana, non significa che, in alternativa, non venisse usato altro strumento: le funzioni basilari della moneta erano svolte dal metallo grezzo, soprattutto bronzo, pesato sull’unità della libbra (327 g).
Quando l’apertura verso il sud Italia e il Mediterraneo spinge la città a dotarsi del pratico mezzo di misura del valore e di scambio, vengono scelte due linee differenti, una per il mercato locale, l’altra per quello internazionale. Nel primo caso si trasformano i tradizionali pezzi informi di bronzo (aes rude) in oggetti dalla forma di moneta, producendoli in serie complete di peso calante da una libbra (asse) sino al suo dodicesimo (oncia). Le dimensioni, troppo grandi per la coniazione, impongono di fondere le monete in stampi a due valve (aes grave).
L’emissione esposta è ritenuta la seconda dopo quella introduttiva, di pochi anni precedente.

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Ultima modifica il Giovedì, 31 Luglio 2014 01:48

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Quadrigato

Quadrigato

Roma, 225-212 a.C.

Argento, g 6,71
Inv. n. F212

D/ Doppia testa dei Dioscuri.
R/ Giove con fulmine e scettro su quadriga condotta da Vittoria. Sotto: ROMA.

L’ultimo tipo di didrammi romano-campani - la monetazione in argento destinata da Roma alle sue imprese, militari e commerciali, nel sud della penisola [nn. 24-25] - viene emesso immediatamente prima e nel corso dei primi anni della seconda guerra punica.
Già in antico è denominato “quadrigato” per la presenza del cocchio divino trainato da quattro cavalli raffigurato sul rovescio. Il simbolo della quadriga, che irrompe portando il re degli dei con il fulmine pronto ad essere scagliato, rappresenta la protezione divina accordata alla potenza di Roma, così come i Dioscuri sono a fianco dei combattenti romani sin dal loro intervento nella mitica battaglia del lago Regillo contro i Latini (inizi del V secolo a.C.). La curiosa raffigurazione dei gemelli in un’unica duplice testa costituisce un adattamento dell’iconografia di Giano, il dio duplice, custode delle porte e simbolo del ciclo annuale, che viene posto contemporaneamente a suggello della monetazione in bronzo.

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Ultima modifica il Giovedì, 31 Luglio 2014 02:04

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